Nel trattamento della malattia di Alzheimer, una cosa è certa: prima si interviene, più è possibile rallentarne la progressione. Ma individuare i segnali iniziali non è facile, soprattutto quando si presentano sotto forma di lievi dimenticanze o cambiamenti impercettibili del comportamento. È in questi casi che può entrare in gioco la tecnologia, e in particolare l’intelligenza artificiale.
Come riportato da Il Sole 24 Ore, un recente studio dell’Università del Missouri ha mostrato come analizzare i movimenti delle persone, attraverso un sistema portatile dotato di telecamera, pedana di forza e intelligenza artificiale, possa aiutare a identificare con oltre l’80% di precisione chi presenta segni di Mild Cognitive Impairment (Mci), la forma lieve e iniziale di decadimento cognitivo che può anticipare l’Alzheimer. Ai partecipanti è stato chiesto di compiere semplici gesti, come camminare o alzarsi da una panchina contando all’indietro. I dati raccolti sono stati elaborati da un algoritmo in grado di rilevare variazioni motorie tipiche dell’Mci.
Anche un’altra ricerca, condotta in Florida, ha messo in luce come camminare in curva rispetto a percorsi rettilinei sia particolarmente difficile per chi ha lievi deficit cognitivi. La camminata curva, infatti, richiede un maggiore sforzo di equilibrio e coordinazione, due funzioni che possono essere alterate sin dalle fasi precoci della malattia.
Secondo gli studiosi, le aree cerebrali responsabili del movimento e quelle coinvolte nella memoria e nell’attenzione si sovrappongono: per questo, un’alterazione della funzione motoria può essere un segnale d’allarme. Rilevarlo in tempo potrebbe consentire interventi terapeutici mirati.
In futuro, questi strumenti potrebbero essere impiegati nei centri per anziani e nelle strutture sanitarie, semplificando lo screening e aumentando le possibilità di una diagnosi precoce. Perché, spesso, la malattia inizia con piccoli passi incerti. E riconoscerli per tempo può fare davvero la differenza.










