Apple ha avviato una trasformazione nella sua catena di approvvigionamento globale, rispondendo alle recenti modifiche della politica doganale statunitense che penalizzano le merci provenienti dalla Cina. Per evitare ricadute sui costi al consumatore, il gruppo guidato da TimCook ha sviluppato un piano per diversificare rotte e origini produttive.
Nel tentativo di evitare gli effetti dell’entrata in vigore di nuovi dazi americani del 10%, Apple ha organizzato un’operazione: circa 1,5 milioni di dispositivi sono stati trasportati via aerea da India e Cina verso gli Stati Uniti, con cinque voli commerciali dedicati. Il tutto è avvenuto poco prima del 5 aprile, data chiave per l’applicazione delle nuove imposte.
Con questo intervento gli AppleStore americani hanno registrato un incremento anomalo degli ingressi. La percezione di un imminente aumento dei prezzi ha spinto molti acquirenti a finalizzare gli acquisti in anticipo, in un clima che ha ricordato i periodi di saldi intensi.
Sul fronte manifatturiero, Apple ha potenziato la sua presenza in India, in particolare nello stabilimento di Chennai gestito da Foxconn. Sono stati introdotti turni supplementari e canali doganali agevolati per accelerare le esportazioni, grazie a un’intesa con le autorità locali. Solo nel 2024, l’impianto ha realizzato milioni di unità per il mercato internazionale.
Le spedizioni aeree in partenza dall’India verso gli hub statunitensi hanno raggiunto picchi mai visti prima, generando flussi mensili valutati oltre 700 milioni di dollari. Questo margine operativo consente ad Apple di gestire l’impatto economico delle tensioni commerciali nel breve periodo, mantenendo inalterati i listini.
Nel contesto generale, anche altri colossi del settore tecnologico stanno attuando misure precauzionali. Alcune imprese hanno accelerato le consegne, altre hanno modificato i piani di vendita o spostato la destinazione delle forniture verso mercati meno colpiti.










