L’OPEC+, che riunisce i Paesi dell’OPEC con la Russia e altri produttori minori, controlla oltre il 40% della produzione mondiale di petrolio. Dopo anni di tagli, nel 2025 il gruppo ha deciso di invertire la rotta, aumentando la produzione di 2,7 milioni di barili al giorno, pari al 2,5% della domanda globale. L’obiettivo è riconquistare quote di mercato, soprattutto nei confronti dei produttori di shale oil statunitensi, che negli ultimi anni hanno approfittato delle restrizioni per guadagnare terreno.
Da novembre, l’OPEC+ incrementerà ancora la produzione di 137.000 barili al giorno, mantenendo la linea prudente di ottobre per evitare un eccesso di offerta nel quarto trimestre. Una decisione che riflette un equilibrio delicato tra prudenza e ambizione, e che nasce anche da divergenze interne: Mosca, frenata dalle sanzioni per la guerra in Ucraina, ha preferito un aumento limitato; Riad, invece, voleva spingersi fino a quattro volte tanto per sfruttare la propria capacità inutilizzata e riconquistare più spazio sul mercato.
L’annuncio ha spinto inizialmente il Brent e il WTI a +0,7%, rispettivamente a 64,53 e 60,88 dollari al barile, ma la settimana si è chiusa con un calo dell’8,1% e del 7,4%, il più forte in tre mesi. Secondo l’OPEC, l’economia globale resta stabile e i fondamentali solidi, mentre gli analisti leggono nell’aumento contenuto un segnale di cautela.
La decisione arriva dopo mesi di riduzione graduale dei tagli, che a marzo avevano toccato 5,85 milioni di barili al giorno. Entro settembre sarà eliminato il taglio da 2,2 milioni, mentre da ottobre è iniziata la riduzione progressiva con l’aumento di 137.000 barili al giorno, un segnale di normalizzazione delle politiche produttive dopo anni di contrazioni.
















