Il nuovo BTP Italia, emesso a maggio 2025, dura sette anni e scade il 4 giugno 2032. È un titolo di Stato pensato per proteggere i risparmi dall’inflazione: infatti il rendimento è legato all’aumento dei prezzi (misurato dall’indice FOI, senza tabacco) e garantisce almeno l’1,85% all’anno. Le cedole vengono pagate ogni sei mesi e si calcolano su un capitale che cresce con l’inflazione. Inoltre, chi acquista il titolo in fase di emissione e lo mantiene fino alla scadenza riceve un premio extra dell’1%. In ogni caso, il capitale iniziale è garantito alla scadenza, anche se i prezzi dovessero scendere. La tassazione è agevolata: solo il 12,5% sugli interessi.
Durante i primi tre giorni di collocamento (27-29 maggio), dedicati ai piccoli risparmiatori, sono stati raccolti 6,5 miliardi di euro da circa 190.000 persone. Numeri più bassi rispetto al 2023, quando avevano partecipato 327.000 investitori per un totale di 8,6 miliardi. Ma questa volta il ticket medio è aumentato del 29%, toccando i 33.700 euro, con picchi che hanno superato i 24 milioni. Segno che ci sono stati più investitori con grandi patrimoni.
Perché meno persone hanno investito rispetto al passato? Una possibile spiegazione è che l’inflazione fa meno paura ai piccoli risparmiatori. Dall’altra parte, il titolo ha attirato l’attenzione di chi ha portafogli più strutturati, come i clienti delle banche private. Diverse società di gestione consigliano infatti di avere tra il 10% e il 30% del proprio portafoglio in titoli legati all’inflazione.
Il 30 maggio sarà il turno degli investitori istituzionali, come fondi e banche. Il codice ISIN per questa fase è IT0005648255. Si prevede che, alla fine, la raccolta complessiva sarà sotto i 10 miliardi di euro, meno delle attese. Nel 2023, per confronto, gli istituzionali avevano investito circa 1,3 miliardi.










