In Cina circolano voci su un progetto fantascientifico: un robot con utero artificiale in grado di portare avanti una gravidanza completa. L’idea è simulare le funzioni materne tramite organi sintetici e un ambiente che riproduce il liquido amniotico, consentendo lo sviluppo di un embrione fino al parto.
Il progetto sarebbe del dottor ZhangQifeng, ricercatore della Nanyang Technological University e fondatore di una start-up a Guangzhou. Secondo quanto riportato, un prototipo potrebbe essere pronto entro un anno, con un costo stimato di circa 100.000 yuan, accessibile solo a ospedali e centri specializzati.
Non sarebbe il primo esperimento di gestazione artificiale. Già nel 2017, a Philadelphia, un agnello prematuro era stato mantenuto in vita per settimane in una “biobag”, una sorta di incubatrice avanzata. La differenza è che l’iniziativa cinese mira a coprire l’intero ciclo, dal concepimento alla nascita.
La notizia ha acceso un dibattito sui social cinesi: c’è chi la vede come una minaccia al legame naturale madre-figlio e chi la interpreta come un progresso capace di ridurre rischi e fatica fisica della gravidanza. Il tema è sensibile in un Paese con casi di infertilità in aumento e dove la maternità surrogata resta un tabù legale ed etico.
Molti esperti restano scettici, sottolineando la complessità biologica e psicologica della gestazione. Altri vedono in questa tecnologia un possibile strumento di emancipazione femminile.










