La scena politica sudcoreana è scossa da uno degli eventi più importanti nella sua storia recente: l’impeachment del presidente Yoon Suk-yeol.
La vicenda rappresenta il culmine di una presidenza segnata da controversie, difficoltà legislative e crescenti divisioni sociali.
Eletto nel 2022 con un margine dello 0,8%, il più stretto nella storia sudcoreana, Yoon ha vinto grazie alla debolezza del precedente governo di centrosinistra. Tuttavia, il suo Partito del Potere Popolare (PPP) non ha mai avuto una maggioranza parlamentare, rendendo difficile l’attuazione delle sue politiche.
La presidenza di Yoon è stata segnata da scandali, polemiche e la sconfitta del suo partito alle elezioni di metà mandato nell’aprile scorso.
L’approvazione dell’impeachment è avvenuta sabato, nella seconda votazione consecutiva in Parlamento. Il motivo principale è stata l’imposizione della legge marziale, durata meno di sei ore. Per l’approvazione erano necessari due terzi dei voti parlamentari (200 su 300). Nonostante il boicottaggio iniziale del PPP, 12 membri del partito hanno votato a favore, portando a un totale di 204 voti favorevoli.
L’ impeachment ha scatenato forti reazioni tra i cittadini. Fuori dal Parlamento, una grande folla di oppositori ha celebrato l’esito del voto, mentre i sostenitori di Yoon si sono radunati a Gwanghwamun per una manifestazione più contenuta.
In un discorso pubblico, Yoon ha difeso la legge marziale come una scelta legittima di governo, ma deve ora affrontare accuse gravi, tra cui insurrezione e tradimento. Tali accuse, che potrebbero portare a una condanna all’ergastolo o persino alla pena di morte, non rientrano nell’immunità presidenziale.
Con la sospensione di Yoon, il primo ministro Han Duck-soo ha assunto la carica di presidente ad interim. La Corte Costituzionale ha ora sei mesi per decidere se confermare l’impeachment, con almeno sei voti favorevoli su nove giudici. Tuttavia, la Corte è incompleta: mancano tre membri, una lacuna che potrebbe influire sulla rapidità della decisione.










