Nella giornata di martedì, il presidente Yoon Suk-yeol ha cercato di imporre la legge marziale in CoreadelSud ma il suo tentativo si è rivelato un clamoroso fallimento, mettendo in luce l’isolamento politico del leader e la sua difficoltà a governare in un contesto profondamente polarizzato.
La proclamazione della leggemarziale, avvenuta con l’annuncio di Yoon e il dispiegamento delle forze speciali intorno al parlamento, ha avuto vita breve.
Nel giro di poche ore, l’opposizione, circondata dalle forze speciali, è riuscita a votare per revocare la legge marziale e a presentare una richiesta di impeachment nei confronti del presidente. Il parlamento ha votato con 190 voti a favore e nessun contrario.
Le reazioni internazionali sono state altrettanto severe. Karl Friedhoff, esperto del Chicago Council on Global Affairs, ha descritto l’episodio come un riflesso della presidenza di Yoon, definendola “pianificata male e applicata peggio”.
La decisione di Yoon Suk-yeol di ricorrere alla legge marziale non solo ha fallito nell’intento di consolidare la sua leadership, ma ha anche isolato ulteriormente il presidente, gettando ombre sul futuro della sua presidenza in un Paese che continua a lottare con profonde divisioni politiche e sociali.
Attualmente, il presidente è al centro di forti contestazioni in tutto il Paese, con numerose manifestazioni che ne chiedono la rimozione.
L’opposizione ha depositato una mozione di impeachment, puntando a destituirlo dalla carica. Il presidente del parlamento sudcoreano avrà ora 72 ore per convocare una seduta in cui la mozione sarà discussa.
Intanto, secondo quanto riportato da alcuni media sudcoreani, diversi membri dello staff di Yoon starebbero dando le proprie dimissioni. Tra questi, anche il capo di gabinetto e il consigliere per la sicurezza nazionale.










