Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia crescente per le persone già costrette a fuggire da guerre, violenze e persecuzioni. Durante la COP29 a Baku, in Azerbaigian, l’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, ha presentato un rapporto che mette in evidenza l'intersezione tra conflitti e crisi climatica, esponendo milioni dipersone a rischi multipli e letali.
Degli oltre 120 milioni di rifugiati e sfollati nel mondo, tre quarti vivono in Paesi altamente vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico. La metà di essi risiede in aree colpite sia da conflitti che da disastri climatici estremi, come Etiopia, Haiti, Myanmar, Somalia, Sudan e Siria.
Il rapporto, intitolato “No Escape: On the Frontlines of Climate Change, Conflict and Forced Displacement”, rivela che entro il 2040, 65 Paesi dovranno affrontare rischi climatici estremi, aumentando ulteriormente le difficoltà di chi già vive in condizioni precarie.
Un esempio emblematico è il Sudan, dove il conflitto in corso ha costretto milioni di persone a fuggire. Coloro che sono rimasti all'interno del Paese devono ora affrontare gravi inondazioni che minacciano di farli sfollare nuovamente. Analogamente, rifugiati del Myanmar in Bangladesh si trovano a fronteggiare cicloni e inondazioni in un contesto di rischio climatico classificato come estremo.
Nonostante le urgenze, il rapporto denuncia una grave lacuna nei finanziamenti. Gli Stati estremamente fragili ricevono appena 2 dollari a persona in finanziamenti annuali per i piani di adattamento climatico, una carenza sorprendente se confrontata con i i 161 dollari destinati ai Paesi più stabili. Inoltre, oltre il 90% dei fondi climatici per gli Stati fragili è concentrato nelle capitali, lasciando senza risorse le aree rurali dove i rifugiati vivono più spesso.
L’UNHCR ha lanciato un appello durante la COP29 affinché i finanziamenti per il clima raggiungano i rifugiati e le comunità ospitanti, garantendo loro risorse adeguate per l’adattamento e la resilienza. L’Agenzia ha sottolineato l'importanza di includere le voci delle persone sfollate e delle comunità ospitanti nelle decisioni finanziarie e politiche, promuovendo soluzioni sostenibili.
Il rapporto esorta anche a riconoscere il ruolo del cambiamento climatico come moltiplicatore di sfollamenti e a investire in progetti di protezione e sostegno in contesti fragili.
Il cambiamento climatico non è solo un problema ambientale, ma un amplificatore di crisi umanitarie. Questo richiede un’azione globale coordinata per fornire protezione, risorse e soluzioni alle persone più vulnerabili del mondo.
Foto: © UNHCR/Oxygen Empire Media Production










