Una delle più grandi sconfitte sul fronte dell’antitrust per Google. Il tribunale federale della Virginia ha stabilito che il colosso informatico ha mantenuto illegalmente un monopolio nel settore della tecnologia pubblicitaria online. Facendolo sarebbero state violate diverse leggi americane che tutelano il mercato e i monopoli
La giudice Leonie Brinkema ha infatti sentenziato che Google ha violato le Sezioni 1 e 2 dello Sherman Act, storica legge americana che contrasta i monopoli dal 1890, rendendosi come unico operatore in due mercati chiave: il server pubblicitario per editori (DFP) e l’ad exchange (AdX). La sentenza evidenzia come Google abbia legato questi servizi attraverso contratti e integrazioni tecnologiche, limitando la concorrenza e danneggiando editori e inserzionisti.
La causa, intentata dal Dipartimento di Giustizia degli StatiUniti insieme a 17 procuratori generali di Stato, partiva dall’accusa verso Google di aver eliminato concorrenti tramite acquisizioni e di aver imposto restrizioni che bloccano i clienti, consolidando così il suo dominio nel mercato pubblicitario digitale.
La corte ha respinto le accuse relative al monopolio nei servizi pubblicitari per inserzionisti ma nell’indagine sono emersi gli altri 2 importanti monopoli. Il tribunale ha anche criticato Google per la gestione delle prove, sostenendo che il gigante del tech potrebbe aver distrutto documenti rilevanti.
Adesso dovranno essere determinate le sanzioni appropriate: il Dipartimento di Giustizia ha proposto la separazione di Google Ad Manager, che include DFP e AdX, come misura per ripristinare la concorrenza. Altre opzioni potrebbero includere restrizioni comportamentali che impediscano a Google di favorire i propri servizi nelle aste pubblicitarie.
Questa sentenza, la prima sul dema DFP e AdX, è un altro duro colpo per Google dopo un’altra decisione datata 2024: un giudice federale aveva stabilito che Google ha monopolizzato illegalmente il mercato della ricerca online.










