La Federal Reserve ha tenuto mercoledì 18 giugno 2025 la riunione del FOMC e ha deciso di mantenere i tassi d’interesse invariati, nel range 4,254,50%, per la quarta volta consecutiva. Una decisione presa in un contesto economico segnato da segnali di raffreddamento e da rischi persistenti, come l’inflazione minacciata dai nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti e l’instabilità crescente dovuta all’escalation della crisi in Medio Oriente. Allo stesso tempo, la Fed ha rivisto al ribasso le previsioni sulla crescita economica, stimata ora all’1,4%, con un aumento della disoccupazione fino al 4,5% e un’inflazione attesa intorno al 3% entro la fine dell’anno.
Donald Trump ha espresso dure critiche nei confronti della Federal Reserve e del suo presidente Jerome Powell. Secondo Trump, che ha parlato prima della riunione, la Fed non avrebbe tagliato i tassi e questa scelta rappresenterebbe “un pessimo lavoro”. Ha accusato Powell di essere sistematicamente in ritardo nell’intervenire.
Trump, che ha nominato Powell durante il suo mandato, ha più volte provocato sull’argomento, arrivando a suggerire ironicamente di nominare sé stesso alla guida della banca centrale, segno evidente della sua insoddisfazione. In passato aveva addirittura ipotizzato la rimozione di Powell dall’incarico, anche se successivamente ha chiarito che non lo licenzierà prima della fine del mandato.
Il presidente ha inoltre accusato Joe Biden di aver riconfermato Powell nel ruolo di presidente della Fed, ipotizzando che la decisione sia stata presa “forse perché era un democratico”. Trump ha ribadito che, se fosse dipeso da lui, non lo avrebbe mai rinominato.
Infine, ha ricordato che mancano circa nove mesi alla scadenza naturale del mandato di Powell, precisando che non ha intenzione di farlo restare oltre quel termine, qualora dovesse tornare alla guida del Paese. In risposta, Powell ha difeso l’indipendenza della Fed, sottolineando che la politica monetaria resta guidata da dati oggettivi più che da pressioni politiche.












