Donald Trump ha annunciato l’introduzione di dazi del 30% su tutte le importazioni provenienti dall’Unione Europea, una misura che colpisce duramente il settore agroalimentare italiano. L’impatto stimato supera i 2,3 miliardi di euro, mettendo a rischio una fetta consistente dei 7,8 miliardi di euro di esportazioni realizzate dall’Italia verso gli Stati Uniti nel 2024, con l’obiettivo di raggiungere i 9 miliardi entro il 2025. Gli Stati Uniti rappresentano infatti il secondo mercato mondiale per l’agroalimentare italiano, subito dopo la Germania.
Tra i comparti più esposti, spicca quello del vino. Lamberto Frescobaldi, presidente dell’Unione italiana vini (Uiv), ha dichiarato che con dazi al 30% l’export italiano, che dagli USA vale circa 1,9 miliardi di euro, verrebbe di fatto azzerato: Sarebbe un embargo. Giacomo Ponti di Federvini definisce la misura gravissima e ingiustificata.
Il presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino, parla invece di situazione insostenibile: Il combinato disposto dei dazi e della svalutazione del dollaro supera ogni soglia di tollerabilità per le imprese.
Oltre al vino, tra i settori più colpiti si contano olio d’oliva, pasta e formaggi. Secondo Coldiretti, un dazio del 30% si tradurrebbe in un costo aggiuntivo per i consumatori americani fino a 2 miliardi di euro. Le perdite stimate per l’Italia sarebbero di circa 240 milioni per l’olio d’oliva, 170 milioni per la pasta e 120 milioni per i formaggi. Situazioni analoghe si sono già verificate nel recente passato: tra il 2019 e il 2021, durante la disputa Boeing-Airbus, furono introdotti dazi del 25% su prodotti europei come formaggi, salumi, vini e oli. In quell’occasione, il danno stimato per l’agroalimentare italiano verso gli USA fu di circa il 40% in meno di esportazioni. Quei dazi furono sospesi nel 2021 da Joe Biden con un accordo temporaneo di pace commerciale di cinque anni.










