Dal 2024 l’Irpef è cambiata: gli scaglioni sono passati da quattro a tre per cercare di far pagare meno tasse alla maggior parte delle persone. Ma c’è un problema: chi deve pagare l’acconto Irpef 2025 lo deve ancora calcolare con le vecchie regole, quelle più pesanti, con quattro scaglioni e meno detrazioni.
Com’è possibile? Quando è stata approvata, la riforma Irpef doveva durare solo un anno. Quindi non si è pensato di aggiornare anche le regole per gli acconti. Poi la riforma è diventata definitiva, ma nessuno ha sistemato questo dettaglio.
Il risultato? Un paradosso: le tasse dovrebbero scendere, ma per molti l’acconto 2025 (cioè l’anticipo delle tasse da versare durante l’anno sul reddito che si sta guadagnando) sarà più alto. Un lavoratore, ad esempio, potrebbe ricevere un rimborso più basso o addirittura trovarsi a dover restituire dei soldi al fisco.
Secondo la CGIL, ogni persona potrebbe pagare tra 75 e 260 euro in più. In totale, lo Stato incasserebbe 4,3 miliardi di euro: la stessa cifra che ha usato per finanziare il taglio Irpef. Questo problema potrebbe toccare milioni di italiani.
Il governo sta valutando se rimborsare questi soldi nel 2026 oppure se intervenire subito per sistemare tutto. Ma bisogna fare in fretta: la prima rata dell’acconto si paga a giugno 2025. Per ora, nessuna smentita ufficiale da parte del governo, ma nemmeno un’azione concreta.
L’Irpef è l’imposta sul reddito delle persone fisiche: in pratica, è la tassa che paghiamo sullo stipendio o su altri redditi. Funziona a scaglioni, cioè a fasce: più guadagni, più alta è la percentuale che devi versare. Ogni scaglione corrisponde a un livello di reddito e a un’aliquota diversa, quindi chi guadagna di più paga una percentuale maggiore solo sulla parte in più del reddito, non su tutto.










