Nel secondo trimestre del 2025, l’economia cinese è cresciuta del 5,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, quando la crescita si era fermata al 4,7%, superando leggermente le previsioni degli analisti. Pechino punta a chiudere l’anno con una crescita intorno al 5%, e al momento sembra sulla buona strada.
A spingere questo risultato ci hanno pensato soprattutto le esportazioni e le fabbriche. Solo a giugno, la produzione industriale è salita del 6,8%, contro un +5,7% previsto. Tra i settori più forti ci sono robotica, auto elettriche e macchinari industriali. Ma va detto che buona parte della crescita dei primi sei mesi è legata a fattori momentanei: per esempio, molti scambi commerciali sono stati anticipati per evitare i nuovi dazi americani, e lo Stato ha aumentato la spesa pubblica.
Detto questo, non mancano le preoccupazioni. Cina e Stati Uniti stanno ancora trattando per evitare altri dazi, anche su merci cinesi che passano da paesi terzi.
Guardando dentro il paese, le vendite nei negozi a giugno sono cresciute meno del previsto: +4,8%, contro un +5,4% atteso e un +6,5% del mese prima. E il settore immobiliare continua a dare segnali di difficoltà: i prezzi delle case nuove sono calati del 3,7%, quelli delle case usate del 6%. Ci sono anche timori legati alla sovrapproduzione e alla pressione sui prezzi, tanto che persino i media ufficiali cinesi hanno criticato l’eccesso di produzione in certi settori.
Secondo gli esperti, i prossimi mesi potrebbero essere più complicati. Shuang Ding, economista di Standard Chartered, avverte che la crescita finora è stata spinta da fattori temporanei. Lynn Song, di ING, parla del rischio che gli incentivi ai consumi stiano per finire, con un rallentamento dietro l’angolo. E per Eswar Prasad, professore alla Cornell University, l’economia cinese è ancora troppo sbilanciata: per reggere, serviranno nuovi stimoli e riforme concrete nella seconda metà del 2025.















