Le tensioni tra la Russia e le big tech occidentali sono in aumento, e WhatsApp è al centro dell’attenzione. AntonGorelkin, vicepresidente della Commissione per la Politica dell’Informazione della Duma, ha dichiarato che l’app di messaggistica dovrebbe prepararsi a lasciare il mercato russo. Meta è già stata classificata come “organizzazione estremista” nel 2022 e l’app rischia ora restrizioni formali.
Nel giugno scorso, il presidente Vladimir Putin ha approvato una normativa che entrerà in vigore a partire dal primo settembre, che limiterà l’uso di software stranieri provenienti da Paesi ostili, nel tentativo di rafforzare la sovranità digitale russa. Anche altri politici, come Anton Nemkin, considerano WhatsApp un rischio per la sicurezza nazionale.
In risposta, Mosca promuove Max, una piattaforma di messaggistica sviluppata internamente da una società affiliata a VK. Presentata come alternativa locale, capace di integrare comunicazione, servizi di pagamento e autenticazione attraverso il portale statale Gosuslugi.
Nonostante ciò, un’eventuale esclusione di WhatsApp potrebbe causare malcontento da parte della popolazione: secondo stime indipendenti, l’app è usata da oltre il 75% dei russi, più di Telegram. Bloccarla implicherebbe disagi per milioni di cittadini e per chi ha contatti con l’estero.
Parallelamente, il governo sta rafforzando i controlli contro gli strumenti utilizzati per aggirare le restrizioni online. Le VPN potrebbero presto essere soggette a sanzioni. Tra le proposte in discussione alla Duma figura una multa pari a circa 5.000 rubli per l’uso non autorizzato di tali strumenti.










