Negli ultimi anni, la situazione legale e sociale in Iraq ha visto un crescente dibattito riguardo ai diritti delle donne, in particolare in relazione al matrimonio precoce.
Sebbene il matrimonio sotto i 18 anni sia stato reso illegale dal 1950, un’indagine condotta dall’ Unicef ha rivelato che il 28% delle ragazze irachene si sposa prima di raggiungere questa età.
Questo fenomeno ha portato all’introduzione di una proposta di legge che permetterebbe il matrimonio di bambine a partire dai 9 anni, suscitando un’ondata di proteste e una forte opposizione sia a livello sociale che politico.
La proposta di legge ha scatenato un intenso dibattito in tutto il Paese. Gli attivisti hanno denunciato la proposta come un tentativo di legalizzare lo stupr0 sui minori, mentre un blocco di 25 parlamentari donne ha cercato con determinazione di impedire una seconda votazione in parlamento.
La reazione della società civile non si è fatta attendere. Raya Faiq, coordinatrice di una coalizione contraria alla proposta, ha descritto la legge come una catastrofe per le donne irachene. La coalizione ha organizzato proteste in diverse città del Paese, esprimendo preoccupazione per le possibili conseguenze della legge.
D’altro canto, i sostenitori della proposta hanno accusato gli oppositori di decadimento morale e di essere influenzati da agende occidentali, cercando di dipingere la legge come una difesa delle tradizioni religiose e culturali dell’Iraq.
Nonostante le forti opposizioni, la proposta ha già superato la prima lettura in parlamento, avvicinandosi all’approvazione definitiva.










