Negli ultimi cinque anni, l’aumento degli affitti nelle città italiane ha messo in difficoltà molti lavoratori. Dal 2018 al 2023, il peso dell’affitto sui redditi è salito dal 31,6% al 35,2%. In alcune città, come Firenze e Bologna, questa percentuale ha superato il 40%, rendendo sempre più difficile per i giovani trovare un posto dove vivere.
I contratti di affitto a canone libero sono quelli che hanno subito gli aumenti maggiori. In città come Vicenza, gli affitti sono saliti dell’8,5%, mentre a Bologna e %Milano l’aumento è stato del 6,3%. Tuttavia, ci sono anche città dove gli affitti sono diminuiti, come Pescara e Venezia, con riduzioni rispettivamente di 126 e 72 al mese.
Sempre più persone scelgono i contratti a canone concordato, che sono leggermente più economici. La percentuale di questi contratti è passata dal 27,5% al 29% in cinque anni. In 15 città, l’affitto a canone concordato incide più del 30% sul reddito delle persone.
L’inflazione ha fatto aumentare i costi degli affitti più di quanto siano aumentati gli stipendi. La media degli affitti mensili è passata da 615 nel 2018 a 731 nel 2023. Questo incremento colpisce soprattutto chi firma nuovi contratti di affitto. Per fortuna, ci sono detrazioni fiscali che aiutano oltre 1,2 milioni di lavoratori a basso reddito.
La cedolare secca, un sistema di tassazione che molti proprietari scelgono, ha aiutato a mantenere gli affitti stabili, proteggendoli dall’inflazione. Infatti, 2,79 milioni di contribuenti su 3,65 milioni di case locate optano per questo regime fiscale.
Secondo Emanuele Orsini, c’è bisogno di un piano casa per affrontare queste difficoltà, che colpiscono sia gli inquilini che le imprese. Anche se i redditi da lavoro sono aumentati del 6,5% tra il 2018 e il 2023, questo non basta a compensare l’aumento degli affitti, soprattutto nelle città dove gli stipendi sono cresciuti meno o sono addirittura diminuiti, come a Perugia e Terni.










