Il vino dealcolato è una novità che risponde alla crescita della domanda di bevande analcoliche e ai gusti di mercati esteri come Nord America, Nord Europa e paesi musulmani. Nonostante lo scetticismo iniziale, sempre più persone stanno apprezzando questa alternativa. In Italia, il 35% dei consumatori si dichiara aperto a provarlo, mentre negli Stati Uniti il mercato ha già raggiunto un valore di oltre un miliardo di dollari. Grazie a un recente decreto, la produzione di vini dealcolati è ora possibile anche nel nostro Paese, aprendo nuove opportunità per il settore.
Le regole europee introdotte nel 2021 stabiliscono che il vino dealcolato deve avere meno di 0,5 gradi alcolici, mentre quello parzialmente dealcolato può arrivare fino a 0,9 gradi. Queste norme garantiscono trasparenza e qualità, definendo standard chiari per produzione, vendita ed etichettatura. Inoltre, in Italia è stato approvato un decreto che permette di chiamare “vino” anche le bevande con meno di 8,5 gradi alcolici.
Per ottenere un vino dealcolato si utilizzano tecnologie che permettono di eliminare l’alcol senza alterare il sapore del vino. Una delle tecniche principali è la distillazione sottovuoto, in cui l’alcol viene rimosso a basse temperature per proteggere gli aromi. Questi vengono poi recuperati e reintegrati usando una centrifuga. Un’altra tecnica è l’osmosi inversa, che utilizza una membrana per separare l’alcol dal resto del liquido, mantenendo intatti i componenti aromatici e reinserendoli in un secondo momento. Per migliorare il gusto e preservare le qualità tipiche del vino, vengono aggiunti zuccheri e acidi, assicurando che restino presenti i composti fenolici, fondamentali per il suo carattere.
Tuttavia, non è possibile dealcolizzare vini DOP e IGP, che devono rispettare standard di qualità molto elevati e il loro legame con il territorio. Inoltre, la produzione deve avvenire in strutture dedicate e l’etichettatura deve indicare chiaramente se il vino è “dealcolato” o “parzialmente dealcolato”.










