Durante un atteso intervento pubblico tenuto all’Economic Club of Chicago, il presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha lanciato un chiaro segnale di allarme sull’impatto economico dei nuovi dazi annunciati dal presidente Donald Trump. Le sue parole hanno messo in luce preoccupazioni profonde per le possibili ricadute di lungo termine su occupazione, inflazione e crescita.
Powell ha espresso preoccupazione per l’entità degli aumenti tariffari, descrivendoli come “significativamente maggiori del previsto”. Ha sottolineato che un simile livello di incertezza può avere effetti profondi e duraturi sull’economia statunitense, compromettendo la crescita, aumentando la disoccupazione e accelerando l’inflazione. Tutti fattori che mettono a rischio il doppio mandato della Fed: garantire la piena occupazione e la stabilità dei prezzi. Per questo motivo, ha chiarito che la Federal Reserve adotterà un approccio prudente, attendendo dati più chiari prima di intervenire.
Le parole di Powell sono state interpretate come un messaggio diretto a Trump.
Jamie Dimon, CEO di JPMorgan, ha espresso forti critiche verso la politica commerciale dell’ex presidente. Secondo Dimon, la guerra dei dazi potrebbe compromettere la credibilità internazionale degli Stati Uniti, alimentando un clima di incertezza che mina la fiducia globale. Ha invitato l’amministrazione americana a riprendere un dialogo serio con la Cina e con gli alleati tradizionali, tra cui Europa, Regno Unito, Giappone, Corea del Sud, Australia e Filippine. Ha poi concluso con un monito: “Nessuno dovrebbe presumere di avere un diritto divino al successo”, suggerendo che senza prudenza e diplomazia, anche una superpotenza economica può perdere terreno.














