L’Emilia-Romagna si prepara a introdurre una stretta sugli affitti brevi. L’obiettivo dichiarato è quello di trovare un equilibrio tra residenzialità, vivibilità urbana e turismo, in un contesto in cui la pressione del turismo rischia di comprimere gli spazi abitativi destinati ai residenti. La proposta è attualmente in fase di consultazione con gli stakeholder e dovrebbe arrivare all’approvazione entro la fine dell’anno.
Il cuore della riforma è il cambio di destinazione d’uso: in pratica, chi vorrà affittare una casa per periodi brevi non potrà più tenerla nella categoria delle normali abitazioni, ma dovrà inserirla in una nuova tipologia apposita chiamata “locazione breve”, considerata parte del settore turistico-ricettivo. Inoltre, i Comuni avranno un ruolo centrale, potendo decidere aree dove tali locazioni saranno ammesse, escluse o sottoposte a condizioni. Nei centri storici, ad esempio, potranno fissare delle percentuali massime di unità da destinare agli affitti brevi, con l’obiettivo di tutelare l’equilibrio urbano.
Un altro aspetto riguarda le limitazioni edilizie: la legge consentirà ai Comuni di vietare frazionamenti, demolizioni con ricostruzione, recuperi di sottotetti e altri interventi edilizi finalizzati ad aumentare il numero di appartamenti per gli affitti brevi. Non mancano requisiti più stringenti: saranno introdotti standard dimensionali e qualitativi superiori ai minimi previsti, insieme all’obbligo di dotazioni territoriali e pertinenziali per bilanciare l’impatto urbanistico. Anche sul fronte economico sono previste novità: i Comuni potranno variare gli oneri di urbanizzazione fino al 30% in caso di cambio di destinazione verso affitti brevi.
Le violazioni saranno sanzionate con multe fino a 8.000 euro.














