La Bresaola, uno dei salumi italiani più noti, viene prodotta per circa il 90% con carne importata. A differenza di altri prodotti tipici, ha ottenuto il marchio IGP (Indicazione Geografica Protetta) e non DOP, proprio perché il disciplinare consente l’utilizzo di materie prime provenienti dall’estero. Da tempo, ad esempio, si utilizza carne di razza Zebu proveniente dal Brasile, scelta dai produttori per le sue caratteristiche qualitative.
In questo contesto si inserisce la proposta del ministro Francesco Lollobrigida: produrre Bresaola utilizzando carne statunitense e riesportare il prodotto finito verso gli Stati Uniti. L’idea si collega al negoziato in corso tra Unione Europea eUSA per alleggerire l’impatto dei dazi commerciali e favorire l’export italiano, in particolare nel settore dei salumi bovini.
L’obiettivo strategico è duplice: da un lato contribuire a ridurre il disavanzo commerciale americano, come richiesto da Washington, dall’altro riaprire il mercato statunitense alla Bresaola italiana, le cui esportazioni sono ferme dal 2001 a causa delle restrizioni legate alla crisi della mucca pazza (BSE).
Secondo Davide Calderone, direttore generale di Assica (Associazione delle industrie delle carni e dei salumi) la proposta è considerata una pista concreta da esplorare con attenzione e su cui è utile avviare un confronto tecnico.
Restano però alcune criticità da affrontare. Una delle principali riguarda i trattamenti a base di ormoni utilizzati in molte carni statunitensi, che sollevano dubbi di sicurezza alimentare secondo gli standard europei. Sarà dunque necessario verificare attentamente due aspetti: la compatibilità della carne americana con la lavorazione della Bresaola e l’accreditamento dei macelliUSA, requisito indispensabile per l’esportazione di prodotti a base di carne negli Stati Uniti.
Una possibile soluzione, ritenuta praticabile, sarebbe utilizzare carne americana esclusivamente per la Bresaola destinata al mercato statunitense.










