Negli ultimi anni, secondo un report di The European House Ambrosetti, l’Italia ha visto un aumento enorme delle perdite economiche dovute al cambiamento climatico, arrivando a 284 euro per abitante. Questo la pone al primo posto in Europa per danni economici causati dal clima, con un aumento impressionante del 490% dal 2015. Per fare un confronto, in Spagna si perdono 221 euro per abitante e in Ungheria 214 euro. Germania e Francia si avvicinano alla media europea di 116 euro. Al contrario, Paesi come Grecia, Danimarca, Lituania e Polonia stanno affrontando danni quasi insignificanti.
Le principali cause dei danni sono le alluvioni (44%), le tempeste (34%) e le ondate di calore (14%). Secondo Valerio De Molli, esperto di The European House Ambrosetti, la situazione è davvero preoccupante. Potremmo avere un aumento delle temperature di +1,75C rispetto alla media, e la gestione delle risorse idriche diventa cruciale. De Molli suggerisce di aggiornare le infrastrutture e digitalizzare i sistemi per gestire meglio l’acqua.
Le regioni italiane più colpite sono Basilicata, Calabria, Sicilia e Puglia. Qui, il settore agricolo e quello idroelettrico sono in difficoltà. Per esempio, la produzione di miele è crollata del 70%, le pere del 63% e le ciliegie del 60%. Anche l’olio d’oliva, il vino e i pomodori hanno subito cali significativi. Se le temperature globali aumentano di +2C, la perdita di capacità idroelettrica potrebbe raddoppiare.
Se l’aumento arriva a +3C, le perdite potrebbero triplicare, soprattutto nel Sud Italia e nelle Alpi. Nicola Dell’Acqua, Commissario Straordinario, ha proposto delle soluzioni per affrontare la crisi. Tra queste, dare più poteri alle Autorità di Bacino per pianificare meglio l’uso dell’acqua e creare un bilancio idrico a livello distrettuale per evitare conflitti locali.










