Dopo il Covid, l’Unione Europea si ritrova con un debito enorme verso i mercati finanziari internazionali: 350 miliardi di euro, usati per aiutare l’economia a riprendersi. Questo denaro è stato raccolto emettendo titoli di debito europei, acquistati da investitori come banche, fondi pensione, assicurazioni e altri attori finanziari globali. A partire dal 2028, bisognerà iniziare a restituirli, con pagamenti ogni anno tra i 25 e i 30 miliardi di euro. In pratica, quasi un quinto del bilancio annuale dell’UE. Il problema? I soldi che entrano oggi nelle casse dell’Unione non bastano.
Già nel 2021 si era pensato a nuove tasse per trovare risorse: ad esempio, un prelievo su prodotti importati che inquinano tanto, una tassa sulle emissioni di CO2, e contributi dalle grandi multinazionali. Ma molti Paesi hanno detto no, e tutto si è fermato.
Ora, con i rimborsi che si avvicinano, la Commissione Europea sta valutando nuove idee: far pagare di più chi produce rifiuti elettronici e non li ricicla, mettere dazi su pacchi commerciali di basso valore, o persino introdurre una tassa per chi arriva nell’UE da fuori. Ma la proposta più discussa è una: una tassa digitale europea.
Questa digital tax colpirebbe i grandi colossi del web, come Google, Amazon e Meta. Il piano, rivelato da un documento riservato ottenuto da Politico, verrà discusso il 22 maggio tra gli esperti dei vari Paesi, con l’obiettivo di trovare un accordo entro il 16 luglio, quando si definirà il bilancio europeo per il periodo 2028-2034.
Ma qui la questione si complica. Un accordo internazionale sull’argomento, promosso dall’OCSE, è saltato nel 2024. E a gennaio 2025 gli Stati Uniti si sono ritirati dai negoziati per volere del presidente Trump. Così l’UE sta pensando di andare avanti da sola, come ha lasciato intendere Ursula von der Leyen.
Il rischio, però, è che questa tassa venga vista dagli USA come una mossa ostile, visto che colpirebbe soprattutto le loro aziende tech.










