Pavel Durov, CEO di Telegram, sabato è stato con l’accusa di non aver adottato misure adeguate per prevenire l’uso criminale della piattaforma. Questa detenzione ha sollevato un’ondata di preoccupazione non solo per la libertà di parola, ma anche per il futuro del mondo delle criptovalute, in particolare per Toncoin, la valuta digitale associata a The Open Network (TON), un progetto strettamente legato a Telegram. La detenzione di Durov ha avuto un impatto immediato sul mercato di Toncoin, che ha perso circa 2,7 miliardi di dollari di valore, registrando un calo iniziale del 20%, che successivamente si è attenuato a un 16% di perdita complessiva.
The Open Network (TON) è una piattaforma blockchain che beneficia dell’accesso ai 900 milioni di utenti mensili di Telegram, ponendosi l’obiettivo di offrire servizi innovativi come pagamenti in-app e giochi. Questa piattaforma è stata vista da molti come il primo passo verso la trasformazione di Telegram in una “super-app” sul modello di WeChat, con la possibilità di integrare funzionalità crypto direttamente all’interno dell’applicazione.
Nonostante la Fondazione TON sia dichiaratamente separata da Telegram, il forte legame tra i due progetti ha reso TON una delle iniziative crypto più pubblicizzate e supportate dai venture capitalist.
Nel frattempo, la detenzione di Durov ha riacceso il dibattito sulla libertà di parola. Telegram è stato spesso criticato dai governi per la sua moderazione dei contenuti, considerata troppo leggera, che secondo alcuni incoraggerebbe attività criminali. D’altra parte, molti utenti vedono Telegram come un baluardo per la libertà di espressione, una piattaforma che permette discussioni aperte senza censura.
La comunità di TON ha subito un duro colpo, con il valore degli asset che è sceso da un picco di 1,1 miliardi di dollari a 667 milioni. Tuttavia, il valore di mercato complessivo di Toncoin rimane robusto, attualmente attestandosi a circa 14,4 miliardi di dollari, con un prezzo che è triplicato nell’ultimo anno.










