La Piadina Romagnola IGP ha ottenuto una vittoria importante in Francia: l’Institut National de la Propriété Industrielle (INPI) ha deciso che la parola “piadina” non può essere registrata come marchio esclusivo. La causa era stata avviata dal Consorzio di Tutela contro una società svizzera che aveva provato ad appropriarsi del nome.
Il nodo centrale riguardava la natura del termine: “piadina” è un nome generico o può appartenere a un solo operatore? Per l’INPI la risposta è chiara: il termine è ormai usato per indicare un tipo di prodotto alimentare e non può diventare un marchio monopolizzabile.
Per dimostrarlo, il Consorzio ha presentato diverse prove, tra cui un video diventato simbolico: Ursula von der Leyen, in visita in Romagna dopo l’alluvione, parla della piadina come di un prodotto tipico, mostrando quanto il termine sia riconosciuto e diffuso. Un elemento utile a confermare che “piadina” non identifica un brand, ma un alimento conosciuto dal pubblico.
Secondo le norme sulla proprietà industriale, un marchio non può essere composto da una parola ormai divenuta generica nel linguaggio commerciale. Per questo l’INPI ha respinto la registrazione chiesta dall’azienda svizzera.
La decisione è stata accolta con soddisfazione dal Consorzio, che la considera una tutela della tradizione romagnola e della libertà d’uso del termine. La vicenda riporta attenzione sulla protezione delle denominazioni alimentari in Europa, sempre più importante in un mercato dove i marchi assumono un peso crescente.
La Piadina Romagnola IGP, già riconosciuta come Indicazione Geografica Protetta, potrà quindi continuare a essere prodotta e comunicata senza rischiare che il suo nome venga trasformato in un marchio privato.










