Negli ultimi anni, diversi Paesi europei hanno adottato misure restrittive nei confronti delle adozioni internazionali.
L’Olanda, a maggio 2023, è stata la prima a bloccarle a causa di irregolarità nei processi di adozione. La Svizzera sta ora seguendo una strada simile, con una decisione che ha sollevato numerose critiche e preoccupazioni.
Il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) ha proposto il divieto totale delle adozioni internazionali entro il 2026, ritenendo che le misure previste dalla Convenzione dell’ Aja non siano sufficienti a prevenire abusi, come il traffico di minori e le irregolarità nei processi di adozione.
Questa decisione ha però suscitato forti reazioni da parte delle associazioni che si occupano di accoglienza e tutela dei minori. L’associazione “Famiglie per l’Accoglienza” ha definito la scelta del governo una “resa” piuttosto che una soluzione, sottolineando che crescere in una famiglia è un diritto fondamentale di ogni bambino.
L’organizzazione propone infatti di migliorare le normative esistenti anziché optare per un divieto totale. Anche Orietta Lucchini, di “Mani per l’infanzia”, ha criticato la decisione, giudicandola “precipitosa” e presa senza un adeguato tentativo di riforma.
La chiusura delle adozioni internazionali solleva questioni etiche e sociali di grande rilievo. Se da un lato si vuole garantire maggiore protezione ai bambini ed evitare il rischio di traffico di minori, dall’altro è essenziale bilanciare questa esigenza con il diritto di ogni bambino a crescere in un ambiente familiare stabile.
Con Paesi come Francia, Belgio e Norvegia che stanno pensando di adottare misure simili, il dibattito sulle adozioni internazionali resta aperto e destinato a suscitare ulteriori discussioni nei prossimi anni.










