Dogecoin nasce nel 2013 come uno scherzo. I creatori, Jackson Palmer e Billy Markus, volevano prendere in giro il mondo delle criptovalute, che stava diventando pieno di progetti poco chiari. Così crearono una moneta digitale ispirata a un meme famoso all’epoca: quello del cane Shiba Inu con scritte in Comic Sans e frasi sbagliate in inglese. “Doge” è una storpiatura della parola “dog”.
Dogecoin funziona in modo simile a Bitcoin: viene “estratto” con un processo chiamato mining e permette di inviare soldi in modo decentralizzato, cioè senza passare da una banca. Ma a differenza di Bitcoin, non ha un numero massimo di monete in circolazione. Questo lo rende molto più instabile e inizialmente poco utile nella vita reale.
E ora, è successo qualcosa di mai visto prima: Dogecoin Ventures, una società legata al progetto Dogecoin, compra la Triestina, una storica squadra italiana di Serie C. È la prima volta che una criptovaluta controlla direttamente una squadra di calcio professionistica. L’obiettivo, spiegano, è far conoscere Dogecoin anche nel mondo reale, partendo dai pagamenti digitali e arrivando allo sport.
Per la Triestina è una nuova occasione. Negli ultimi anni il club ha vissuto molti problemi economici e cambi di proprietà. Nella stagione 2023-24 si è salvata dalla retrocessione solo grazie ai play-out, chiudendo al 16 posto. Con il nuovo ingresso, la speranza è quella di ricominciare, portando energia (e soldi) da un progetto nato su internet e diventato globale.










