Ogni singolo tassello della storia delle vele di Scampia ha portato a ciò che abbiamo assistito, con un crollo di uno di quei “vicoli” dedicati alla comunità, con 3 morti e 13 feriti (di cui 7 bambini) e oltre 800 sfollati.
Dal 1962 ad oggi non si è trattato di un fallimento architettonico ma di un fallimento delle politiche statali.
Si prevedeva la creazione di un nuovo quartiere periferico che potesse accogliere migliaia di persone. Il progetto delle Vele, doveva rappresentare un’innovazione architettonica e urbanistica, con edifici caratterizzati da grandi spazi comuni e servizi integrati, ospitando migliaia di persone in appartamenti spaziosi e dotati di servizi comunitari come scuole, negozi e aree ricreative.
Si volevano realizzare due grandi blocchi a gradoni paralleli, separati da un vuoto centrale ma collegati da percorsi che garantivano l’accesso alle abitazioni e che richiamavano il caratteristico vicolo napoletano. Erano pensate per favorire le relazioni tra gli abitanti, per avere una macchina abitativa autosufficiente, una città dentro la città.
Sono state ultimate nel 1975 in maniera diversa dal progetto: mancava la grande piazza alberata con il centro comunitario, lo spazio giochi dei bambini, la lavanderia, una biblioteca e il posto di polizia. La scarsa qualità dei materiali e la mancanza di manutenzione hanno portato a un rapido degrado degli edifici. La posizione periferica e la mancanza di una gestione adeguata hanno portato a numerosi problemi sociali, aumentando la marginalizzazione e l’insicurezza. La disoccupazione e la povertà sono cresciute a causa della mancanza di opportunità lavorative e di servizi, creando un ciclo di degrado difficile da interrompere.














