Jeff Bezos ha scelto Venezia per sposare Lauren Sánchez, ma l’arrivo del fondatore di Amazon nella città lagunare ha scatenato una vera e propria ondata di proteste. Il matrimonio, organizzato in gran segreto, prevede tre giorni di celebrazioni blindate con hotel di lusso e taxi d’acqua prenotati in blocco. Tra le location più chiacchierate, spunta la Scuola Grande della Misericordia, recentemente restaurata.
Ma in una città già travolta da un turismo sempre più invasivo, l’arrivo di uno degli uomini più ricchi del mondo ha toccato un nervo scoperto. Da decenni Venezia perde residenti: negli anni 80 il centro storico contava 100.000 abitanti, oggi sono meno di 50.000. Al loro posto, hotel e case vacanza. E mentre il turismo continua a generare profitti, i servizi per chi vive in città restano carenti.
Le proteste non si sono fatte attendere. “Overtourism”, cambiamento climatico, disuguaglianze sociali e la sensazione che Venezia venga sempre più affittata ai miliardari: questi i temi al centro delle critiche. Gli attivisti hanno tappezzato la città con manifesti “No Space for Bezos”. In Piazza San Marco è stato esposto un messaggio chiaro: “Se puoi affittare Venezia... puoi anche pagare più tasse”. Sabato, in segno di protesta, alcuni manifestanti si sono perfino tuffati nei canali per bloccare i taxi d’acqua.
Tra le voci della protesta, Marta Sottoriva, insegnante e attivista, accusa: “Sta sfruttando la città come ha fatto con i lavoratori”. Clara Thompson, di Greenpeace, sottolinea: “È il simbolo di tutto ciò che oggi non va, in una città vulnerabile come questa”.
Il sindaco Luigi Brugnaro, invece, ha difeso l’evento: “Chi ama Venezia è sempre il benvenuto”, attaccando i manifestanti. Gli organizzatori, lo studio Lanza & Baucina, assicurano che non ci sarà alcuna occupazione indebita degli spazi e garantiscono il massimo rispetto per la città, con personale assunto localmente. Bezos, inoltre, avrebbe effettuato donazioni per la salvaguardia della laguna, anche se l’importo non è stato reso pubblico.










