Moody’s ha abbassato il rating degli Stati Uniti, cioè il giudizio sulla loro affidabilità nel ripagare i debiti: da Aaa (il massimo) ad Aa1. È successo venerdì pomeriggio e ora l’outlook, cioè la previsione sul futuro, è passato da “negativo” a “stabile”. Il motivo? Il debito pubblico continua a crescere, il deficit (cioè la differenza tra quanto lo Stato incassa e quanto spende) si allarga e, secondo Moody’s, i punti di forza dell’economia americana non bastano più a bilanciare questi problemi.
Secondo le previsioni, il deficit federale che nel 2023 era pari al 6,4% del PIL potrebbe arrivare quasi al 9% entro il 2035. La causa principale? Gli interessi da pagare sul debito stanno aumentando, le spese obbligatorie crescono e le entrate fiscali sono troppo basse rispetto a quanto serve.
I mercati hanno reagito subito: il rendimento dei titoli di Stato americani a 10 anni è salito dello 0,03%, arrivando al 4,48%. Quando succede questo, significa che gli investitori si fidano un po’ meno e i titoli perdono valore.
La questione ha anche risvolti politici. Il partito Repubblicano di Trump ha proposto una legge che, secondo un’organizzazione indipendente, potrebbe aggiungere oltre 5.200 miliardi di dollari al debito nei prossimi 10 anni. Ma la legge è stata bocciata da una parte degli stessi Repubblicani, preoccupati per l’aumento del deficit.










