Il Mozambico sta attraversando una fase di grave instabilità, con episodi di violenza diffusa e una massiccia fuga di detenuti durante le proteste che scuotono il paese.
Le manifestazioni sono esplose dopo che la Corte Costituzionale ha confermato la vittoria del Fronte di Liberazione del Mozambico (Frelimo) e del suo leader Daniel Chapo nelle elezioni generali dello scorso ottobre. L’opposizione e gli osservatori internazionali hanno denunciato brogli elettorali, scatenando un’ondata di rabbia popolare.
Le proteste hanno causato almeno 21 morti tra lunedì e martedì, inclusi due agenti di polizia. Il bilancio complessivo delle vittime negli ultimi due mesi supera i 100 manifestanti uccisi, evidenziando la gravità della repressione in atto.
Gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine hanno portato a un bilancio di 25 feriti, tra cui 13 poliziotti. I manifestanti hanno attaccato stazioni di polizia, istituti penitenziari e altre infrastrutture, utilizzando armi da taglio e da fuoco. La polizia ha risposto con gas lacrimogeni e proiettili sparati in aria per disperdere la folla. Più di 70 persone sono state arrestate.
Inoltre, il giorno di Natale, almeno 6.000 detenuti sono fuggiti da una prigione di massima sicurezza nella capitale. L’episodio ha avuto conseguenze drammatiche: 33 prigionieri sono morti e 15 sono rimasti feriti.
Le proteste si inseriscono in un contesto di crescente insoddisfazione nei confronti del Frelimo, al potere ininterrottamente dal 1975. La conferma della vittoria nelle elezioni del 9 ottobre, giudicate irregolari dall’opposizione, ha scatenato quindi una delle crisi politiche più gravi nella storia recente del paese.










