Nei Paesi nordici, e in particolare in Danimarca, sta prendendo piede un boicottaggio dei prodotti americani. Tutto nasce dalle tensioni con l’amministrazione Trump, soprattutto per le continue rivendicazioni sulla Groenlandia, che è un territorio danese. Questo ha fatto arrabbiare molte persone e ha spinto tanti a scegliere prodotti alternativi a quelli made in USA.
Una delle iniziative più visibili arriva da Salling Group, la più grande catena di supermercati danese, che ha messo una stella nera sulle etichette per indicare i prodotti europei. È una risposta alla richiesta dei clienti, sempre più interessati a sapere da dove arriva ciò che comprano.
Sui social, il boicottaggio si organizza anche online. Un gruppo Facebook danese chiamato “Boykot varer fra USA”, con più di 90.000 membri, aiuta le persone a trovare alternative locali. Il gruppo è gestito da Bo Albertus, un preside di scuola vicino a Copenhagen. In Svezia, esiste un gruppo simile che condivide liste di marchi americani e propone alternative europee.
Tra le scelte più consigliate ci sono le scarpe Salomon (marca finlandese) al posto delle Nike, oppure l’idea di evitare l’acquisto di auto Tesla. A febbraio, le vendite Tesla sono crollate sia in Norvegia che in Danimarca.
Nonostante tutto, l’impatto economico di questo boicottaggio è ancora limitato. Secondo diversi esperti, il suo valore è più simbolico che concreto. Come spiega Olof Johansson Stenman, professore di economia in Svezia, è difficile che boicottaggi spontanei abbiano effetti reali a lungo termine sull’economia.










