Il Nepal sta vivendo giorni di caos: dalle piazze di Kathmandu alle dimissioni del premier Oli, passando per il Parlamento incendiato.
Tutto è iniziato con il blocco dei social media deciso dal governo, ma presto le proteste si sono trasformate in un grido più ampio contro corruzione e nepotismo.
In due settimane la tensione è esplosa: la campagna “nepo kid” sui social ha acceso la rabbia, il divieto imposto dal governo ha fatto scendere migliaia di giovani in strada, e la repressione ha causato decine di vittime.
Nonostante il ritiro della legge sui social, troppo tardi per calmare gli animi, Oli ha dovuto lasciare l’incarico.
Un crollo politico che mostra non solo la fragilità del Nepal, ma anche come la lotta per la libertà di espressione possa trasformarsi in una protesta molto più profonda contro un sistema percepito come distante e corrotto.
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