L’oro ha toccato un nuovo record, superando per la prima volta la soglia dei 3.500 dollari l’oncia. Il prezzo attuale si attesta a 3.455,13 dollari, dopo un aumento del 2,2% oggi e un +2,9% lunedì. Nel complesso, nel 2025 ha già guadagnato il 33%, spinto da una combinazione di incertezza politica, segnali tecnici e domanda crescente.
Al centro del rally ci sono i timori legati alla politica monetaria statunitense. Le voci secondo cui Donald Trump potrebbe licenziare Jerome Powell, attuale presidente della Federal Reserve, hanno minato la fiducia nei confronti dell’indipendenza dell’istituto centrale. Trump ha già chiesto un taglio immediato dei tassi, e questa pressione politica ha contribuito a indebolire il dollaro, che ora si trova ai minimi dal 2023. La conseguenza è stata una perdita di fiducia negli asset statunitensi, con investitori che si rifugiano in asset percepiti come più sicuri.
Secondo Lee Liang Le di Kallanish, il rally dell’oro riflette una sfiducia crescente nei confronti degli Stati Uniti. Gli analisti di Jefferies definiscono l’oro come “l’unico vero bene rifugio rimasto”. Anche Goldman Sachs prevede che i prezzi possano salire ulteriormente, ipotizzando una quotazione di 4.000 dollari l’oncia nel 2026.
A supportare il rally, oltre al clima geopolitico incerto, c’è anche un aumento della domanda: gli ETF legati all’oro stanno registrando forti afflussi e le banche centrali continuano ad acquistare oro in modo consistente.
Dal punto di vista tecnico, un indicatore chiamato RSI, che serve a capire se un asset sta salendo troppo in fretta, ha raggiunto il valore di 79 su 100. Di solito, quando supera quota 70, significa che il mercato potrebbe essere “surriscaldato”. Questo non garantisce che i prezzi scenderanno, ma suggerisce che il rally dell’oro potrebbe rallentare o prendersi una pausa.
Anche le azioni minerarie ne stanno beneficiando. A Hong Kong, i titoli di Zijin Mining sono saliti del 6% martedì, portando il guadagno da inizio anno a +25%.










