Nei giorni scorsi, una bimba di due anni e mezzo è stata colpita da un’influenza aviaria ed è stata subito ricoverata presso l’ ospedale di Melbourne, in Australia. Secondo la famiglia, la piccola aveva iniziato a sentirsi male di ritorno da un viaggio in India.
Tuttavia, anche se i rischi al momento sono bassi per la popolazione, in tutto il mondo sta crescendo l’allerta dopo che diversi casi di contaminazione aviaria A-H1N1 sono stati segnalati in America, dove il 24 aprile è morto un uomo di 59 anni dopo essere stato infettato.
È bene ricordare che il contagio avviene perlopiù a contatto col pollame ed è molto raro che la trasmissione avvenga per via di altre persone affette da questa malattia.
Infatti, per ridurre al minimo il rischio di trasmissione è consigliato non toccare gli uccelli morti senza indossare dispositivi di protezione. I sintomi che potrebbero essere provocati sono perdita di appetito, vomito o febbre, mentre le conseguenze possono variare da piccole infezioni respiratorie a malattie più gravi.
Per il momento, anche se il numero di persone contagiate è minimo, è importante restare all’erta.
Proprio ieri l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità), ha confermato un altro caso di influenza aviaria in India, in un bambino di 4 anni, il quale è stato ricoverato per due mesi in terapia intensiva.
Secondo quanto riportato dall’OMS, tra il 2003 e il 2023 sono stati rilevati 880 casi umani di influenza aviaria (H5N1) in 23 Paesi, con un totale di 460 decessi.
Dall’Unione Europea, ora arriverà una fornitura di circa 650.000 dosi di vaccinopre-pandemico contro l’influenza aviaria. L’Italia, però, non è tra i paesi che hanno firmato l’accordo. I vaccini in questione, inoltre, sono destinati alle persone più esposte al rischio di trasmissione, soprattutto allevatori e veterinari.
All’interno del contratto, dalla durata di 4 anni, c’è una clausola che offre la possibilità di fornitura di altre 40 milioni di dosi di vaccino.










