Il Servizio Sanitario Nazionale si trova di fronte a un’emergenza sempre più evidente: la carenza di infermieri. Ne mancano almeno 70.000 per garantire il corretto funzionamento di ospedali e servizi territoriali. Senza un numero adeguato di professionisti, rischiano di fermarsi sia le corsie ospedaliere sia l’avvio delle nuove Case di comunità, pilastro della riforma della sanità territoriale.
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, a peggiorare la situazione è il crollo delle iscrizioni ai corsi universitari di Infermieristica. Per l’anno accademico 2025/2026, a fronte di 20.699 posti disponibili, sono arrivate meno di 19.000 domande. Solo nelle università pubbliche si registra un calo dell’11% rispetto all’anno precedente, con un crollo più marcato al Nord.
Il confronto con il passato fa impressione: nel 2010 le domande erano oltre 45.000, per circa 16.000 posti. Oggi, a distanza di quindici anni, la situazione si è capovolta: i posti superano le domande e le richieste si sono più che dimezzate.
Anche il numero dei laureati non è sufficiente a colmare i vuoti. Nel 2024 si sono laureati poco più di 11.400 infermieri, e si prevede un lieve aumento entro il 2027 (circa 14.500). Ma ogni anno vanno in pensione quasi 25.000 professionisti: un ricambio generazionale che non regge il passo.
Qualche segnale positivo potrebbe arrivare dalla riforma dei corsi di Medicina, che prevede un “semestre filtro”. Gli studenti esclusi potrebbero scegliere Infermieristica.i.
Le cause profonde del calo d’interesse restano tuttavia strutturali: retribuzioni basse rispetto alle responsabilità, carichi di lavoro pesanti, scarso riconoscimento sociale, difficoltà a conciliare lavoro e vita privata. A tutto questo si aggiungono ritardi burocratici, bandi con tempi ristretti e poca chiarezza sui posti disponibili.
Ad oggi, secondo l’Albo nazionale, gli infermieri iscritti sono circa 461.300, con un’età media di 46,5 anni e una netta prevalenza femminile.










