Quanto fa paura l’AI generativa ai creativi italiani? Quali sono le prospettive future per autori, musicisti e sceneggiatori in un panorama tecnologico in rapida evoluzione? Due recenti indagini, una della SIAE su 4.700 autori e una di CISAC, delineano uno scenario in cui l’intelligenzaartificiale generativa rischia di diventare un ostacolo per le industrie creative.
L’indagine CISAC stima che entro il 2028 il mercato delle opere prodotte dall’AI genererà ricavi significativi. Nel settore musicale, l’AI potrebbe produrre 40 miliardi di euro in cinque anni, rappresentando il 60% dei guadagni dai cataloghi musicali, con una perdita potenziale del 24% degli introiti dei creatori umani.
Anche il settore audiovisivo è sotto pressione: l’AI potrebbe generare 48 miliardi di euro in cinque anni, con una perdita del 21% degli introiti per i creatori.
La metà degli autori sarebbe disposta a consentire l’uso delle proprie opere per l’addestramento dell’AI, ma solo con compenso adeguato. Inoltre, il 66% richiede un’armonizzazione internazionale delle normative sul diritto d’autore. La SIAE punta a collaborare con le istituzioni per monitorare l’uso delle opere tutelate.
L’AI generativa è sempre più presente nel mondo creativo. Se da un lato offre nuove possibilità, dall’altro suscita timori per la tutela dei diritti d’autore e la sostenibilità economica dei creativi. La sfida sarà trovare un equilibrio tra l’integrazione tecnologica e la salvaguardia del valore della creatività umana.










