Per la prima volta nella storia, il Papa è un cittadino americano. Ma dietro questa notizia storica c’è un problema piuttosto curioso: Papa Leone XIV, nato a Chicago, potrebbe dover pagare le tasse agli Stati Uniti.
Gli USA sono uno dei pochi Paesi al mondo che chiedono ai propri cittadini di pagare le tasse ovunque si trovino, anche se vivono e lavorano all’estero. Quindi, in teoria, anche il Papa dovrebbe compilare la dichiarazione dei redditi americana. Ci sono delle agevolazioni, come l’esenzione fino a circa 130.000 dollari di reddito estero, ma spesso non bastano per evitare di pagare due volte.
Inoltre, dal 2015, il Vaticano ha firmato un accordo con gli USA che impone di segnalare i conti bancari esteri dei cittadini americani. Questo significa che Papa Leone XIV potrebbe dover comunicare anche i conti della Banca Vaticana, di cui ha la responsabilità.
La situazione è paradossale: un capo di Stato, guida spirituale di oltre un miliardo di cattolici, che deve fare i conti con il fisco americano. Negli Stati Uniti, non ci sono eccezioni automatiche per leader stranieri. Anche Boris Johnson, quando era sindaco di Londra, ha rinunciato alla cittadinanza americana per evitare tasse su una casa venduta nel Regno Unito.
Questo caso ha riaperto il dibattito sul sistema fiscale americano. Molti cittadini chiedono che venga cambiato e che si passi a un modello basato sulla residenza, come succede nella maggior parte dei Paesi. Il deputato Darin LaHood ha già proposto una legge in questa direzione.
Ma al di là delle regole fiscali, la questione è anche simbolica: può il Papa, capo dello Stato Vaticano, essere legato agli obblighi fiscali di un altro Paese? Secondo il Wall Street Journal, Papa Leone XIV potrebbe addirittura pensare di rinunciare alla cittadinanza americana. Non sarebbe un gesto contro gli USA, ma un modo per riaffermare la sua indipendenza spirituale e politica.










