Come ogni anno è stato pubblicato Il Rapporto AlmaLaurea 2024, con alcune conferme e sorprese. Alcuni titoli di laurea mantengono alti tassi occupazionali, ma si nota un calo dell’occupazione a un anno dal titolo rispetto al 2022.
Nel 2023, il 74,1% dei laureati di primo livello e il 75,7% dei laureati di secondo livello ha trovato lavoro entro un anno dalla laurea. Tuttavia, dopo cinque anni, l’occupazione per i laureati di secondo livello è scesa all’88,2%, leggermente in calo rispetto all’anno precedente.
Alcuni settori di studio, come ingegneria, architettura, medicina e economia, offrono tassi di occupazione superiori al 90% a cinque anni dalla laurea. Al contrario, chi ha studiato arte, lettere, scienze sociali, giurisprudenza e lingue ha tassi di occupazione inferiori all’85%.
L’inflazione ha influito negativamente sugli stipendi medi, e molti laureati sono meno disposti ad accettare lavori mal pagati o non in linea con i loro studi. Ad un anno dalla laurea, solo il 38,1% dei laureati di primo livello e il 32,9% di quelli di secondo livello accetta lavori con uno stipendio di 1.250 euro al mese o meno. Inoltre, molti laureati si ritrovano in lavori non coerenti con i loro studi: il 76,9% dei laureati di primo livello e il 73,0% dei laureati di secondo livello.
Le retribuzioni più alte, oltre i 2.000 euro al mese, spettano ai laureati in informatica e ingegneria. Le più basse, intorno ai 1.400 euro, riguardano i laureati in educazione e psicologia.
Sempre più laureati cercano opportunità lavorative all’estero. Tra i laureati di secondo livello, il 4% lavora all’estero a un anno dalla laurea, e questo numero sale al 5,5% dopo cinque anni. Le principali motivazioni includono offerte di lavoro migliori all’estero (32%) e la mancanza di opportunità adeguate in Italia (27,4%).
Le retribuzioni all’estero sono significativamente più alte: a un anno dalla laurea, i laureati che lavorano all’estero guadagnano in media 2.174 euro al mese, un 56,1% in più rispetto ai 1.393 euro guadagnati in Italia. Dopo cinque anni, questo divario aumenta, con una media di 2.710 euro al mese all’estero rispetto ai 1.708 euro in Italia (+58,7%).










