Una corte statunitense ha inflitto un duro colpo alla politica commerciale di Donald Trump: i dazi del cosiddetto “Giorno della Liberazione”, introdotti lo scorso aprile, sono stati dichiarati illegali. La decisione è arrivata il 28 maggio 2025 dalla Corte del Commercio Internazionale degli Stati Uniti, secondo cui il presidente ha oltrepassato i suoi poteri utilizzando impropriamente la legge sui poteri economici d’emergenza, la IEEPA.
I dazi, annunciati il 2 aprile, prevedevano un’imposta base del 10% su tutte le importazioni e tariffe più alte, definite “reciproche”, su alcuni paesi. Restano invece valide le tariffe settoriali su acciaio e automobili. A far partire la causa legale sono stati diversi attori, tra cui piccole imprese statunitensi come l’importatore VOS Selections e dodici stati guidati dall’Oregon, preoccupati per i costi crescenti sulle forniture pubbliche.
La Casa Bianca ha subito criticato la sentenza, affermando che non spetta a “giudici non eletti” decidere come gestire un’emergenza nazionale. Ma secondo la giudice Jane Restani, anche in tempi difficili il presidente non può agire al di fuori dei limiti fissati dalla legge.
Il dibattito tocca anche un nodo costituzionale: secondo la Costituzione americana, solo il Congresso ha il potere di imporre dazi. Trump ha giustificato le sue decisioni con l’IEEPA, sostenendo che la mancanza di reciprocità nei rapporti commerciali e le politiche dei partner penalizzano i lavoratori americani.
La sentenza ha avuto un impatto immediato sui mercati: i future degli indici americani e le borse asiatiche sono saliti. L’S&P 500 è cresciuto dell’1,7%, il Nikkei giapponese dell’1,8%, così come il Kospi sudcoreano. Hong Kong ha registrato un +1,2%, mentre Taiwan è rimasta stabile.
La Casa Bianca ha annunciato che presenterà ricorso. Se la sentenza venisse confermata, le imprese che hanno pagato i dazi potrebbero ottenere rimborsi, anche con interessi.










