In Slovacchia è scontro aperto tra governo e ambientalisti dopo l’annuncio di un piano per abbattere 350 orsi bruni su una popolazione stimata di circa 1.300 esemplari.
Una decisione che ha subito acceso il dibattito, anche a livello europeo, e che viene giustificata dalle autorità con la necessità di proteggere la popolazione umana dopo una serie di episodi considerati gravi.
Secondo le autorità l’animale è stato abbattuto, ma i gruppi ambientalisti sostengono che a essere colpito sia stato l’orso sbagliato.
La risposta del governo è stata decisa: oltre al piano di abbattimento, è stato esteso lo stato di emergenza speciale in 55 dei 79 distretti del Paese, ed è stato allentato il livello di protezione legale dell’animale. Oggi è possibile uccidere un orso anche solo se si avvicina troppo a un’abitazione. Alla fine del 2024, 93 orsi erano già stati abbattuti.
Ma le critiche non si sono fatte attendere. Secondo molti esperti, la popolazione di orsi bruni nei Carpazi l’area che comprende anche Romania, Ucraina e Polonia è stabile e si aggira intorno ai 6.000-7.000 esemplari, mentre solo in Slovacchia il numero si aggira intorno ai 1.270 esemplari.
Per questo, il piano slovacco, che mira a ridurre drasticamente il numero di orsi fino a una soglia ritenuta “accettabile” di 800 esemplari, viene definito sproporzionato e pericoloso.
L’europarlamentare Michal Wieczek ha definito l’intera operazione “assurda”, accusando il governo di voler coprire con la violenza un fallimento nella gestione del problema.
Il primo ministro Robert Fico ha però ribadito la posizione dell’esecutivo: “Non possiamo vivere in un Paese in cui la gente ha paura di andare nei boschi”.










