Stellantis ha condiviso i dati preliminari sul primo semestre del 2025 per fare chiarezza dopo aver sospeso le sue previsioni finanziarie lo scorso 30 aprile. Da allora, gli analisti sono rimasti l’unico punto di riferimento per capire come stava andando l’azienda. Per questo, Stellantis ha deciso di pubblicare i risultati: per ridurre il divario tra le aspettative del mercato e la realtà.
Nei primi sei mesi del 2025, l’azienda ha incassato 74,3 miliardi di euro, ma ha chiuso in perdita di 2,3 miliardi. Anche l’utile operativo, cioè quanto guadagna effettivamente con la sua attività principale, è stato piuttosto basso: solo 500 milioni. In più, il flusso di cassa, cioè i soldi che entrano e escono dalle attività industriali, è stato negativo per oltre 2 miliardi e il cosiddetto “free cash flow” (la liquidità disponibile) è sceso di 3 miliardi.
Secondo Stellantis, i motivi di queste difficoltà sono vari. Ci sono stati costi industriali più alti del previsto, vendite concentrate in aree e prodotti meno redditizi, e anche l’impatto negativo dei tassi di cambio. A questi si aggiungono i dazi imposti dagli Stati Uniti, che hanno pesato per 300 milioni, e una perdita di produzione già pianificata nell’ambito del piano industriale dell’azienda.
Anche altri grandi gruppi del settore auto stanno affrontando un periodo complesso. Renault, ad esempio, ha abbassato le sue stime di profitto per l’anno, mentre Volkswagen ha segnalato un calo dell’utile netto nel primo trimestre del 2025. BMW ha registrato vendite in calo, nonostante una crescita nelle auto elettriche, e Volvo ha chiuso il secondo trimestre in perdita, pur migliorando il flusso di cassa. In Cina, produttori come GAC e JAC hanno previsto perdite record a causa del calo della domanda e della guerra dei prezzi sulle auto elettriche.










