Tesla ha chiuso il primo trimestre del 2025 con risultati finanziari ben al di sotto delle aspettative, segnando un utile netto in calo del 71%, pari a 409 milioni di dollari. I ricavi si sono attestati a 19,34 miliardi di dollari, circa 2 miliardi in meno rispetto alle attese degli analisti, mentre il fatturato del settore auto ha subito una contrazione del 20%. Le consegne globali sono scese del 13% e la quota di mercato dell’azienda è diminuita sensibilmente: in California, roccaforte storica del marchio, si è passati dal 56% al 44%, mentre in Germania il calo è stato del 62%.
Dietro questo crollo si celano molteplici cause: problemi nelle catene di fornitura dovuti a tensioni commerciali, tariffe doganali elevate (come il 25% sui componenti provenienti dal Messico) e una serie di licenziamenti di massa promossi direttamente da Elon Musk, che hanno danneggiato l’immagine pubblica dell’azienda. A questo si aggiungono proteste e atti di vandalismo, oltre a crescenti dubbi sull’effettiva attenzione che Musk riesce a dedicare alla gestione di Tesla, diviso com’è tra la leadership aziendale e il suo ruolo politico.
Musk ha ora deciso di ridurre il suo impegno nel dipartimento anti sprechi “DOGE” per Donald Trump, limitandosi a due giorni a settimana, con l’obiettivo di potersi dedicare maggiormente alla gestione di Tesla, pur continuando a sostenere battaglie contro la spesa pubblica e la burocrazia.
Nonostante le difficoltà, Tesla continua a investire. Ha puntato sull’intelligenza artificiale per l’auto autonoma, il settore energia è cresciuto del 67% e anche il software è in espansione. Ha inoltre incassato 595 milioni di dollari dai crediti sulle emissioni. Intanto, il mercato EV si muove a diverse velocità: Ford e GM hanno rallentato la produzione, mentre BYD ha superato Tesla nelle vendite globali di auto elettriche e punta a vendere 5,5 milioni di veicoli nel 2025.










