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17/03/2025
2 minuti di lettura

Alla Città della Salute e della Scienza di Torino scatta il divieto per medici e infermieri di indossare camici e divise operatorie al di fuori delle aree sanitarie. La norma, introdotta dal commissario Thomas Schael, mira a rafforzare l’igiene e la sicurezza nelle strutture ospedaliere, vietando l’uso delle divise in bar, mense e uffici aziendali.

La circolare ha suscitato un acceso dibattito tra il personale sanitario. Se da un lato il virologo Fabrizio Pregliasco ne ha lodato l’intento, sottolineando l’importanza della prevenzione delle infezioni ospedaliere, dall’altro diversi operatori ne contestano l’applicabilità. Giovanni Di Perri, direttore del dipartimento di Malattie Infettive dell’Ospedale Amedeo di Savoia, ha ricordato che molti medici già adottano l’uso di un camice di cortesia fuori dai reparti, e che le infezioni ospedaliere dipendono più dalle condizioni strutturali degli ospedali che dall’abbigliamento del personale.

Come riportato da Il Post, il malcontento tra alcuni camici bianchi è evidente. Una dottoressa ha spiegato che, se fosse obbligatorio cambiarsi ogni volta prima di andare in mensa o al bar, il tempo per le pause risulterebbe insufficiente. Altri professionisti, per ora, hanno scelto di ignorare la regola, continuando a indossare il camice fuori dai reparti.

Questa nuova misura si aggiunge ad altre già introdotte dal commissario Schael, tra cui limiti più rigidi alle visite in intramoenia e il divieto di fumo in tutti i locali dell’azienda e nelle immediate pertinenze. Un approccio rigoroso che sta facendo discutere, tra chi lo considera un necessario passo avanti per migliorare la sanità pubblica e chi lo vede come un eccesso di rigidità difficile da rispettare nella pratica quotidiana.

Andrea Floris
Redattore Worldy

Torino, divieto per il personale sanitario di utilizzare camici e divise operatorie al di fuori dei reparti

Studio Medicina all'Università di Cagliari e sono un appassionato di Psicologia. Su Worldy ho trovato un ambiente dinamico e una linea editoriale che mi permette di trattare un'ampia gamma di tematiche. Reputo fondamentale il ruolo dell'editoria digitale e, di conseguenza, non solo offrire la possibilità a più persone possibile di accedere all'informazione, ma incentivare la creazione di spazi dove potersi confrontare con punti di vista differenti dal proprio.
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