Il presidente eletto Donald Trump ha annunciato nella nottata italiana pesanti dazi per tre dei principali partner commerciali degli Stati Uniti: Canada, Messico e Cina. Un piano che, secondo le sue parole, rientra nelle promesse della campagna elettorale per “mettere l’America al primo posto”.
Il Messico e il Canada dipendono enormemente dal commercio con gli StatiUniti: oltre l’83% delle esportazioni messicane e circa il 75% di quelle canadesi hanno come destinazione il mercato americano. Anche l’economia cinese, già vulnerabile a causa di problemi interni, potrebbe essere colpita duramente dalle nuove misure. Trump propone infatti un dazio del 25% su tutte le importazioni da Canada e Messico, fino a quando non verranno presi provvedimenti contro il traffico di droga e l’immigrazione illegale. Inoltre, annuncia un dazio aggiuntivo del 10% su tutte le importazioni dalla Cina.
Queste proposte di dazi sembrano però violare i termini dell’USMCA, l’accordo commerciale tra Stati Uniti, Canada e Messico entrato in vigore nel 2020. La Cina, da parte sua, ha reagito dichiarando che una guerra commerciale non avvantaggia nessuno e che già sta adottando misure contro il traffico di fentanyl.
Le borse hanno immediatamente risposto: il dollaro USA è aumentato dell’1% contro il dollaro canadese e del 2% contro il peso messicano. I mercati azionari asiatici ed europei sono calati, mentre i futures dell’S&P 500 sono scesi dello 0,3%.
Gli esperti economici vedono nella mossa di Trump un tentativo di forzare una rinegoziazione anticipata dell’USMCA, magari sfruttando la cosiddetta “sunset clause” nel 2026. Ma i dazi potrebbero portare grandi conseguenze anche sulla stabilità delle relazioni commerciali con la Cina, compromettendo un legame economico già fragile.
Trump non si ferma qui: ha già promesso tariffe fino al 20% su quasi tutte le importazioni e ha ventilato l’ipotesi di dazi fino al 200% sulle automobili provenienti dal Messico.










