La “de-estinzione” punta a riportare in vita specie estinte per rafforzare gli ecosistemi, utilizzando tecnologie come clonazione, ingegneria genetica e back-breeding. La clonazione crea animali quasi identici agli originali, l’ingegneria genetica modifica il genoma per ricreare ibridi, e il back-breeding seleziona tratti genetici perduti.
Tra gli obiettivi principali ci sono la resurrezione di mammut, dodo e tigre della Tasmania. Colossal Biosciences, leader in questo campo, ha raccolto complessivamente 435 milioni di dollari, di cui 200 milioni solo nell’ultimo round di finanziamento. Utilizzando parenti viventi come base genetica, l’azienda ha raggiunto progressi significativi: cellule staminali pluripotenti per i mammut, modifiche genetiche su marsupiali per la tigre della Tasmania e lo sviluppo di linee germinali per il dodo.
Tuttavia, ci sono critiche: costi elevati, rischi per le specie usate come surrogati e impatti incerti sugli ecosistemi attuali. Gli animali resuscitati non saranno mai identici agli originali, sollevando dubbi etici e pratici.
Investitori come Peter Jackson e Paris Hilton supportano queste iniziative, ma esperti come Melanie Challenger sottolineano che si tratta di ingegneria genetica, non di vera resurrezione.
Applicazioni collaterali includono la conservazione del rinoceronte bianco settentrionale e lo sviluppo di vaccini per elefanti. Colossal Biosciences mira anche a creare mammut-elefanti per mitigare il disgelo del permafrost, sebbene i benefici climatici siano incerti. Il progetto “tauros” rappresenta un esempio positivo con benefici concreti per gli ecosistemi europei.










