Un vaccino per prevenire l’Alzheimer, anziché trattarne i sintomi a posteriori: è questa la prospettiva rivoluzionaria che arriva dagli Stati Uniti, dove un team dell’Università del New Mexico ha sviluppato un nuovo preparato sperimentale capace di attivare il sistemaimmunitario contro la proteina tau, principale responsabile della malattia. Dopo anni di insuccessi su farmaci mirati alla beta-amiloide, questo vaccino cambia bersaglio, puntando su un meccanismo sempre più riconosciuto come chiave nel declino cognitivo.
Come riportato da La Repubblica, la formulazione, testata su topi geneticamente modificati e su primati, ha dimostrato una robusta risposta immunitaria, una riduzione degli accumuli patologici e miglioramenti significativi nella memoria e nella funzione motoria. Il vaccino utilizza una tecnologia a base di particelle virus-simili (VLP), che espongono frammenti della proteina tau senza contenere materiale genetico, attivando così una risposta prolungata e sicura.
Una tappa importante è stata il passaggio alla sperimentazione su macachi rhesus, grazie alla collaborazione con l’UC Davis e il California National Primate Research Center. I risultati confermano la produzione di anticorpi efficaci anche contro la forma umana della tau, testati con successo su campioni ematici e tessuti cerebrali di pazienti affetti da Alzheimer. La speranza è ora di avviare, entro pochi anni, i primi trial clinici sull’uomo.
Il neurologo Paolo Maria Rossini (San Raffaele di Roma) ha sottolineato l’interesse per il nuovo approccio: “il vaccino agisce con un’immunizzazione attiva, stimolando anticorpi duraturi.” Nonostante le incertezze, aggiunge Rossini, “potrebbe essere il primo vero passo verso una prevenzione su larga scala”. Ora il prossimo traguardo è ottenere i finanziamenti per partire con gli studi clinici.










