Il dibattito sull’uso degli smartphone a scuola è sempre più acceso. Vietarli o permetterne un uso controllato? Una nuova ricerca dell’Università di Birmingham, pubblicata su Lancet Regional Health Europe, offre una prospettiva diversa: il divieto da solo non è sufficiente a migliorare il benesserepsicologico e il rendimento degli studenti.
Gli esperti hanno analizzato studenti di 20 scuole con restrizioni sull’uso dello smartphone e 10 scuole più permissive, valutando parametri come benessere mentale, ansia, rendimento scolastico, attività fisica e qualità del sonno. Il risultato? Non sono state riscontrate differenze significative tra i due gruppi, né sul piano della salute mentale né su quello del comportamento in classe.
Come riportato da Il Sole 24 ore, nei contesti scolastici in cui l’uso dello smartphone era vietato, il tempo trascorso al telefono si è ridotto di circa 40 minuti al giorno, con una diminuzione di 30 minuti sui social media. Tuttavia, il tempo totale di utilizzo quotidiano non è cambiato, suggerendo che il divieto a scuola non ha un impatto significativo sull’esposizione complessiva agli schermi.
Secondo gli studiosi il vero nodo non è solo l’uso dello smartphone a scuola, ma l’eccessivo tempo trascorso sugli schermi nell’arco della giornata: sarebbe questo, infatti, l’aspetto che maggiormente influisce in maniera negativa sui diversi ambiti della vita quotidiana. E’ necessario, di conseguenza, un approccio più ampio, che coinvolga le famiglie e promuova una gestione più equilibrata della tecnologia, dentro e fuori dalle aule.
L’esposizione agli schermi non riguarda solo gli adolescenti. Una ricerca statunitense ha dimostrato che già a un anno di vita, un bambino su sette passa almeno un’ora al giorno su tablet e smartphone. Spesso, senza alcun controllo da parte dei genitori o consulto con il pediatra.










