Volkswagen ha avviato un importante piano di trasformazione con l’obiettivo di tornare competitiva entro il 2029. Il progetto, denominato Zukunft Volkswagen, mira a ridurre i costi del lavoro e razionalizzare la forza lavoro, ma senza ricorrere a licenziamenti forzati o alla chiusura di stabilimenti. Il piano prevede l’uscita volontaria di 35.000 dipendenti entro il 2030, oltre un quarto della forza lavoro tedesca del gruppo.
L’iniziativa è frutto di un lungo negoziato tra l’azienda e i sindacati, con l’obiettivo di bilanciare sostenibilità economica e responsabilità sociale. Le uscite sono infatti tutte su base volontaria e sono state definite attraverso accordi con i rappresentanti dei lavoratori. Fino ad oggi, circa 20.000 dipendenti hanno aderito al piano, in particolare lavoratori della generazione dei baby boomer (nati tra il 1969 e il 1970). Per incentivare le adesioni, Volkswagen ha previsto indennità fino a 400.000 euro per i lavoratori più anziani.
Dal punto di vista finanziario, la riorganizzazione porterà a un risparmio strutturale di circa 1,5 miliardi di euro all’anno sui costi del personale. Tra le altre misure previste, anche una drastica riduzione degli apprendistati annuali, che passeranno da 1.400 a 600 a partire dal 2026.
Non è la prima volta che Volkswagen avvia un piano di ridimensionamento: già nel 2016, dopo lo scandalo Dieselgate, il gruppo annunciò il taglio di 30.000 posti di lavoro entro il 2021, con l’obiettivo di risparmiare 3,7 miliardi di euro all’anno. Anche in quel caso, la strategia era stata accompagnata da un cambio di rotta verso l’elettrificazione e la digitalizzazione.
Secondo Gunnar Kilian, responsabile delle risorse umane, le adesioni finora ottenute rappresentano un traguardo importante e un passaggio chiave del piano. Tuttavia, come ha sottolineato anche il direttore finanziario David Powels, il percorso per garantire la piena competitività dell’azienda entro il 2029 richiederà ancora molto lavoro.










