I prezzi dell’oro sono scesi ai minimi da quasi due mesi, influenzati dal rafforzamento del dollaro e dalla vittoria di Donald Trump. Il rafforzamento del dollaro ha reso l’oro meno accessibile per gli acquirenti internazionali, poiché è diventato più costoso per chi utilizza valute diverse dal dollaro, spingendo gli investitori verso altri asset. Vivek Dhar della Commonwealth Bank of Australia ha attribuito la forza del dollaro all’aspettativa di un’agenda politica inflazionistica di Trump.
Dall’elezione, i prezzi spot dell’oro sono calati del 7%, raggiungendo i 2.559,2 dollari per oncia, con i future a 2.567,3 dollari. L’oro ha registrato sei ribassi nelle ultime sette sessioni.
L’euforia del mercato azionario ha ulteriormente ridotto la domanda di oro. Nicky Shiels di MKS Pamp ha descritto le azioni come in “territorio euforico”, con bitcoin e altri asset che hanno beneficiato del clima positivo. Le aspettative di riduzioni fiscali e di allentamento regolamentare promesse da Trump hanno alimentato l’ottimismo degli investitori e sostenuto il mercato azionario.
Maximilian Layton di Citi prevede quindi una pausa nel mercato rialzista di oro e argento, a causa del rally delle azioni e del rinnovato ottimismo nei mercati. Nonostante il ribasso, gli esperti rimangono fiduciosi sui fondamentali dell’oro, considerato un’importante copertura contro i rischi economici. La domanda da parte delle banche centrali dovrebbe rimanere forte.










