In Corea del Sud, il pollo fritto è diventato il simbolo più insospettabile di una battaglia economica. In un contesto segnato da inflazione persistente e stipendi stagnanti, molte famiglie continuano a concedersi questo piccolo piacere, considerato ormai parte della cultura popolare coreana. Ma proprio questo alimento iconico è finito al centro di una vera guerra commerciale tra le grandi catene di supermercati.
Tutto è cominciato il 26 giugno 2025, quando Lotte Mart ha lanciato un’offerta shock: un secchio di pollo fritto a 5.000 won (circa 3,12 euro). Emart ha risposto con il pollo intero a 3.480 won (circa 2,17 euro), e Homeplus ha rilanciato con un evento a 3.990 won (circa 2,49 euro). Risultato? Code lunghissime con clienti in attesa fin dalle prime ore del mattino per accaparrarsi uno dei 50-150 polli disponibili al giorno per punto vendita.
Dietro all’iniziativa, una strategia precisa: produrre il pollo direttamente nei negozi, eliminare i costi di distribuzione e marketing, e usare il prodotto come esca per attirare clientela e aumentare gli acquisti di altri beni. I numeri parlano chiaro: Emart segna +22% di vendite nella prima metà del 2025, Lotte Mart +10%, e in alcuni punti vendita Homeplus le vendite sono addirittura quadruplicate.
A far lievitare i prezzi medi del pollo (oggi oltre 23.000 won, circa 14,40 euro) c’è anche lo stop alle importazioni dal Brasile, principale fornitore del Paese, bloccate nel maggio 2025 a causa dell’influenza aviaria. La scarsità di offerta ha fatto schizzare i prezzi, rendendo l’intervento delle catene una sorta di controffensiva economica.
“Continueremo a proporre eventi di sconto sul pollo, anche al 50%”, ha dichiarato Song Jae-ok, responsabile marketing di Lotte Mart. “È uno dei cibi più amati in Corea, ed è per questo che lo abbiamo scelto come simbolo della nostra battaglia contro il carovita”.










